
Quella mattina del 4 Aprile del 1893, quando Salvatore Pignoloni, contadino del preposto don Emidio Amadio, aggiogò i suoi buoi per recarsi in contrada S. Stefano, a circa 400 m. ad oriente, tra Fosso Grande e Fosso Castello, per iniziare lo ³scasso² di una vigna, sicuramente non avrebbe mai immaginato di scavare un ³tesoro² e di passare ai posteri quale autore del rinvenimento di uno dei più cospicui giacimenti di supellettili longobarde d¹Italia.
L¹aratro scoperchiò una tomba a fossa, con cadavere, coperto di ornamenti preziosi e utensili strani, che formavano un complesso corredo funerario.
Don Emidio raccolse gli oggetti preziosi, allargò gli scavi scoprendo altre 50 tombe, si recò in Ascoli comunicando la scoperta all¹ingegnere comunale Giulio Ga brielli, ispettore onorario ai monumenti.
Fatta una ricognizione sul posto, informò il ministro Martini che inviò il prof. Edoardo Brizio, Direttore degli scavi in Emilia e nelle Marche per presenziare e coordinare i lavori; fu aiutato efficacemente dall¹ing. Mengarelli, che della necropoli sarà un minuzioso e attento illustratore. Gli scavi, in contrada S. Stefano, proseguirono accurati e si scoprirono altre 190 tombe su una superficie di 5.000 metri. Durante i lavori affiorarono fondamenta e resti di muri perimetrali della Chiesa di S. Stefano. Si scavò anche nei terreni vicini. In contrada Fonte vennero alla luce solo 16 tombe ma povere di supellettili. Si passò alla contrada Campo, qui solo tre tombe portarono alla luce importanti reperti.