Ascoli Piceno

Opera dei secoli XI-XII. E' accessibile dalla scalinata sita nella navata di sinistra. La cripta è formata da sette navatelle, divise da 63 colonne costituite da diversi elementi frammentari di epoca romana. Tra il 1704-1708, su disegno di Giuseppe Giosafatti, furono eseguiti lavori di trasformazione per innalzare di cm.70 la volta della sezione mediana.
Si dovette procedere alla demolizione dell'abside a pieno centro dei secoli VIII-IX
e di ventotto antiche colonne, sostituite con marmo rosso Verona nei capitelli e marmo Carrara nella base. La cripta assunse nuova forma: da semicircolare divenne quadrangolare. I dipinti sulle lunette delle volte sono opera di Tommaso Nardini del primo Settecento. L'altare maggiore è dato da un sarcofago romano, non posteriore al VI secolo, decorato a scanalature ondulate.
Dentro sono custodite le reliquie di Sant'Emidio, come attesta l'iscrizione medievale della cornice superiore: Cum sociis aliis Emidius hic requiescit. Dietro l'altare sta il gruppo marmoreo Sant'Emidio che battezza Polisia di Lazzaro Giosafatti. A fianco dell'altare è posta una lampada votiva in bronzo dorato del 1969 di Umberto Pierpaoli.
La sequenza musiva moderna che adorna l'abside è opera della Scuola Vaticana del Mosaico, realizzata nel 1950-1954, su cartone di Pietro Gaudenzi.
Le due navate esterne presentano diversi monumenti, edicole funerarie e targhe epigrafiche volte a ricordare vescovi, monsignori e uomini illustri della chiesa ascolana e della città.
Uscendo dalla cripta, sul muro di destra, si vede un frammento di pavimento a mosaico, fatto tutto di tessere bianche, reperito durante gli scavi compiuti nel 1882 per lavori di risistemazione. Leggermente più avanti sta l'accesso ai cunicoli del XV secolo, posti sotto il pavimento della cattedrale e serviti per lungo tempo come luogo di sepoltura prima delle leggi napoleoniche.