Ascoli Piceno
La Cattedrale, a croce latina, ha tre navate ripartite da sei corposi pilastri ottagonali in travertino a sostegno delle ampie volte a crociera. Fondata sul luogo di un'antica basilica, alcuni la credono eretta sui ruderi del foro romano, altri ancora sui resti di un tempio dedicato ad Ercole.
La cattedrale è una costruzione più volte rimaneggiata, frutto di continui mutamenti architettonici. Le parti più antiche sono la navata traversa ed il presbiterio triabsidato a cupola, ritenuto dell'VIII secolo.
La costruzione dell'ampia cripta, risalente all'XI secolo, ha comportato l'innalzamento di tutto il piano presbiteriale.
Allo stesso periodo appartengono pure le due torri laterali, poste ai margini della chiesa, come attesta l'epigrafe in bei caratteri latini scritta su di un grande parallelepipedo di travertino, murato nel palazzo adiacente a livello della strada, non lontano dalla porta del Vescovado: Turre facta in anno Mil. mo sexagesimo nono - Incarnatione Dni Nri - + XPI Per indictione VII -. L'allargamento di una delle navate longitudinali porta la data 1482 con la scritta che a volerlo è stato il vescovo Caffarelli. L'ampliamento dell¹interno del tempio per portarlo a tre navate ha richiesto l'inserimento delle due torri preesistenti nei due nuovi corpi di fabbrica. Tali opere sono state compiute sotto il vescovo Camajani nel 1570. La facciata è rimasta così condizionata a tutta una serie di elementi architettonici sovrappostisi con il tempo. Su disegno di Cola dell'Amatrice, venivano eseguiti lavori tra il 1520-39. Tutta in travertino, di forma rettangolare, la facciata è divisa in tre parti da quattro grandi colonne corinzie, poggianti su larghi piedistalli. Il portale è maestoso, abbellito da un cornicione frontonato, su cui si erge una elegante balaustra aggiunta nel 1592. Due nicchie laterali danno all'insieme una linea plastica, seppure non snella. Il lato di sinistra della Cattedrale, prospiciente il Battistero, è ingentilito da larghe lesene, i cui interstizi sono adornati da bifore riccamente lavorate in stile goticizzante. Su questo prospetto s¹apre la famosa Porta della Musa, una pregevole espressione d'arte tardo rinascimentale, il cui nome deriva dall'iscrizione latina incisa su una piccola lastra di travertino murata nel transetto: Quod tenui, quodam nome renovata tenebo.Porta vocor Muse sic ego dicta prius. L'iscrizione, non datata, ma assegnabile ai secoli XI-XII, documenta una tradizione viva del tempo in cui, formatasi in Ascoli una vera e propria scuola di poeti in latino, si voleva la Cattedrale sorta sulle rovine di un tempio dedicato alle Muse. Necessariamente la costruzione ha risentito dei numerosi rimaneggiamenti, culminati nel secolo scorso con la soppressione degli altari delle navate laterali. I lavori vennero eseguiti sotto la direzione di Sacconi, il quale ha risistemato anche la sottostante scalinata di accesso alla Cripta. Grazie al lascito testamentario cospicuo del vescovo Alberani, morto nel 1876, l'artista romano Cesare Mariani ha affrescato in dieci anni la cupola ottagonale, le volte della navate e del presbiterio con fatti ed episodi salienti della vita di Sant'Emidio, oltre a dipinti vari di Apostoli, Santi e Virtù. Il Mariani ha eternato il suo mecenate in una immagine nell'abside, sopra il Coro. Sopra l¹altare maggiore sta un ricco Baldacchino Episcopale, retto da quattro colonne di marmo, opera dello stesso Sacconi con decorazioni di Giorgio Paci.
Nella navata di destra sta la Cappella del Sacramento, della prima metà del secolo scorso, opera degli ascolani Agostino Cappelli e Irnerio Cantalamessa. Se l'altare è adorno di un prezioso tabernacolo cinquecentesco in legno dorato e dipinto, di attribuzione incerta, come pala d'altare troviamo il celebre Polittico di Carlo Crivelli, tempera su tavola, in preziosa cornice gotica originale. Fu donato alla Cattedrale dal vescovo Caffarelli dopo averlo commissionato all'artista nel 1472. Grandi le dimensioni del dipinto (cm. 364 x 280) che rappresenta al centro la Madonna in Trono col Bambino, ai lati i Santi Pietro, Giovanni, Paolo, Emidio. Nella parte superiore stanno al centro la Pietà, ai lati Santa Caterina, San Girolamo, San Giorgio e Sant'Orsola. Nella predella il Redentore benedicente e dieci Apostoli. Il polittico ha subito di recente un restauro pittorico che gli ha restituito l'originaria bellezza e colore. Di grande rilevanza storico-artistica è il Paliotto sbalzato in lamina d'argento, del secolo XIV, posto sull'altare della stessa Cappella. Ventisette formelle figurano gli episodi principali della vita di Gesù. Il paliotto viene considerato l'opera sacra pre-rinascimentale più importante delle Marche.
A destra del transetto sta l'accesso alla Sagrestia, costruita nel 1420, con copertura a crociera architravata. Conserva ricchi arredi e lavori d'arte, tra cui un Bancone ligneo in noce a 14 sportelli, splendido e finemente decorato, datato e firmato Moys d'Antuerpia 1565; probabilmente dello stesso artista è un altro Armadio in legno di noce con 4 sportelli, fregiati di stemmi in rilievo; altri due Armadi barocchi ed alcune tele di Ludovico Trasi e di Andrea da Caldarola, sono appesi alle pareti.
A destra del presbiterio sta la Cappella del Crocefisso, che reca una immagine molto venerata del XV secolo. A sinistra del presbiterio sta la Cappella della Madonna delle Grazie, sul cui altare in marmo policromo è un tabernacolo rinascimentale.
Al centro della nicchia è posta, in una cornice barocca di legno dorato, la miracolosa immagine della Madonna delle Grazie, copatrona della città e della diocesi, opera di Pietro Alemanno.
Nella tribuna mediana sta il Coro ligneo, composto da quaranta stalli divisi in due ordini: ventiquattro nel superiore e sedici nell'inferiore adorni di squisiti intagli del XV secolo, opera dell'artista maltignanese Giovanni di Matteo e di suo figlio Paolino d'Ascoli. Altra notevole opera di intaglio è il Pulpito, addossato al terzo pilastro, eseguito da Scipione Paris di Matelica nel 1611.