Ascoli Piceno
La costruzione del tempio, a croce latina, ebbe inizio nel 1238 quando ebbero l'approvazione pontificia i Francescani del Convento di San Lorenzo, sito a San Marco, presso cui aveva avuto la sua prima formazione il futuro papa ascolano Niccolò IV. Una tradizione vuole che la chiesa sia stata eretta a ricordo della visita di San Francesco ad Ascoli, avvenuta nel 1215. L'architettura è attribuita ad Antonio Vipera, anche se la costruzione del tempio ha necessitato ben due secoli per essere ultimato. Fu consacrato nel 1371, non ancora finito. Nel 1461 fu portata a termine la torre verso la piazza, mentre quella verso i chiostri è di qualche anno precedente. Nel 1521 si diede mano, ad opera del maestro lombardo Giovanni detto Bozo, ai lavori per le volte a crociera, partendo dalle navate minori, prima coperte solo a tetto. Verso la metà del Cinquecento fu alzata la cupola maestra da Domenico Barotto e Defendente Lupo, anch'essi lombardi.
Particolare della cupola e campanili
La parte superiore della facciata su Via del Trivio, datata XVII secolo, riprende col suo coronamento orizzontale una tradizione romanica frequente nell'architettura ascolana. Il travertino nudo e luminoso evidenzia i tre magnifici portali gotici, il maggiore e i due minori, abbelliti da motivi geometrici, floreali e statuine. Il portale su Piazza del Popolo è sormontato da un monumento a Giulio II, il papa che liberò la città dalla tirannia dei Guiderocchi, il cui palazzo, incendiato e distrutto a furor di popolo, sorgeva proprio sul lato opposto. L'opera scultorea è attribuita a Bernardino di Pietro da Corona, datata 1506-1510. Sullo stesso prospetto possono ammirarsi bei finestroni gotici, gli avancorpi delle tribune, la cupola e le torri che, tutt'insieme, riescono a produrre un effetto scenico grandioso. L'edicola, addossata alla parete esterna della prima abside antistante la piazza, è di Lazzaro Morelli.
L'interno della chiesa, a pianta rettangolare, è diviso in tre navate da cinque pilastri ottagonali per lato, privi di capitello, ma corniciati a guscio poligonale. Maestosa è la parte presbiteriale con le sette doppie tribune e le tre absidi. Nella navata di sinistra sta un miracoloso Cristo Crocefisso, legno policromo, legato a tanta storia della città. Un tempo era collocato nel Palazzo dei Capitani, da dove venne portato via senza aver subito alcun danno, dopo l'incendio del dicembre 1535. Per ben due volte dal Crocefisso è sgorgato del sangue e la devozione è stata tanta nel tempo che "l'inimici se andavano a basiare insiema et a gridare misericordia". Interessante è anche il Pulpito in travertino, appoggiato alla penultima colonna di sinistra, opera di Antonio Giosafatti (1605).
La Sagrestia conserva notevoli lavori ed oggetti d'arte: armadi del Settecento, tavole e dipinti di artisti vari che hanno operato in Ascoli. Prezioso il cruciforme Reliquario, in rame sbalzato, del XIV secolo che una tradizione vuole sia stato un dono del papa ascolano Niccolò IV ai Francescani.
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